L O C U S – L A T U S

Miscellanea et Mirabilia

GERMANIA – Liber I,1

[1] Germania omnis a Gallis Raetisque et Pannoniis Rheno et Danuvio fluminibus, a Sarmatis Dacisque mutuo metu aut montibus separatur: cetera Oceanus ambit, latos sinus et insularum inmensa spatia complectens, nuper cognitis quibusdam gentibus ac regibus, quos bellum aperuit. Rhenus, Raeticarum Alpium inaccesso ac praecipiti vertice ortus, modico flexu in occidentem versus septentrionali Oceano miscetur. Danuvius molli et clementer edito montis Abnobae iugo effusus pluris populos adit, donec in Ponticum mare sex meatibus erumpat: septimum os paludibus hauritur.

[1] Nella sua interezza, la Germania è separata dalle Gallie e la Rezia dal fiume Reno, mentre il Danubio la divide dalla Pannonia; i monti e la reciproca paura la separano dai Sarmati e dai Daci. L’Oceano la circonda ai lati, abbracciando penisole ed isole immense, abitate da genti e monarchi fino a poco tempo fa sconosciuti e che solo la guerra ci ha fatto scoprire.
Il Reno nasce dalla cima scoscesa ed inaccessibile delle Alpi Retiche; con una leggera curva verso occidente sfocia alla volta del Mare del Nord.
Il Danubio scaturisce debole e placido dall’alto della catena montuosa dell’Abnoba, attraversa molti popoli, infine si riversa con sei bracci nel Mare Pontico (Mar Nero): la settima foce è inghiottita dalle paludi.

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aprile 17, 2010 Posted by | Germania - Liber I, TACITO | , , , , , , , | Lascia un commento

GERMANIA

I Romani consideravano il coacervo di tribù semi-nomadi ed i popoli dell’Europa centro-settentrionale, appartenenti alla stessa famiglia linguistica di matrice indoeuropea, come un unico gruppo culturale al quale diedero un nome comune: Germani, distinguendoli nettamente dalle popolazioni celtiche della Gallia.
La presenza dei Germani è attestata a partire dalla tarda Età del Ferro quando costituirono numerosi gruppi culturali, spostandosi dalle loro sedi originarie nella Scandinavia meridionale e lungo le rive del Mare del Nord. Intorno alla metà del I secolo a.C. il greco Posidonio, diplomatico rodiese ed esploratore, attribuisce alle popolazioni germaniche dell’Europa continentale natura ed origini comuni, alla base di un grande agglomerato etnico suddiviso in gruppi autonomi tra di loro. Successivamente, Cesare (I secolo a.C.), Plinio il Vecchio e Tacito (seconda metà del I secolo d.C.) e quindi Claudio Tolomeo (II sec. d.C.) aggiungono informazioni preziose sulla ripartizione geografica dei gruppi che compongono il mondo germanico e sui loro costumi.
In riferimento alle testimonianze di questi autori, la storiografia moderna ha suddiviso i diversi popoli germanici in tre gruppi principali, distribuiti lungo una linea che dalla catena montuosa dei Sudeti sale verso il fiume Oder fino a raggiungere la penisola danese e le coste meridionali della Scandinavia:
 i Germani del Nord (Germani settentrionali), insediati nella Scandinavia e nello Jutland;
 i Germani dell’Est (Germani orientali), presenti oltre il fiume Elba fino alla Vistola.
 i Germani dell’Ovest (Germani occidentali), che occupano le terre tra i fiumi Reno, Weser e l’Elba.
Questa classificazione tradizionale non è stata pienamente rispecchiata dagli studi archeologici e linguistici, mettendo in evidenza una serie di aree culturali molto più complesse e differenziate nella collocazione geografica, pur mantenendo una sostanziale identità etnica con un complesso di credenze comuni e tradizioni orali.
Fin dal tempo delle spedizioni di Giulio Cesare, la separazione tra Germani occidentali ed orientali, faceva sì che ad essere conosciuti da Roma fossero soprattutto i popoli raggruppati tra le foci dell’Elba ed il Mare del Nord, oltre che lungo le rive del Reno.
Si trattava di un insieme di tribù relativamente mobili. Secondo l’opinione di Cesare, le migrazioni facevano parte del modo stesso di vita dei barbari, incapaci di assicurarsi diversamente la sussistenza, ma lo stesso generale e console romano riconosce che i motivi di questi movimenti erano più complessi e che tra di essi ricorreva spesso la necessità di sfuggire alla pressione di nemici esterni.
Fu dalle foreste dell’Europa settentrionale e dagli inospitali territori del Nord che queste popolazioni tribali, spinte dalla pressione derivante dal sovrappopolamento, a fronte di risorse scarse e limitate, iniziarono le loro peregrinazioni verso le più miti e fertili terre del sud, scontrandosi con i popoli celti delle Gallie, fino a raggiungere le aree sotto la sfera di influenza di Roma, venendo presto a cozzare con quest’ultima già nel II secolo a.C. 
Il loro rapporto con il mondo romano era complesso e si articolava attraverso una rete di vincoli diplomatici ed alleanze, intervallata da episodi di aperta ostilità e periodi di pace, con la ripresa degli scambi commerciali: schiavi, pellame, e l’ambitissimo mercato dell’ambra baltica. In cambio, i Germani ricevevano prodotti di lusso, vasellame pregiato ed oggetti in vetro per le elite aristocratico-guerriere e, soprattutto, armi di contrabbando. Economicamente le tribù germaniche erano agricole e vivevano per lo più allevando bestiame, concentrandosi in piccoli insediamenti semi-permanenti, villaggi e gruppi di fattorie, costituiti per lo più da gruppi parentali. Anche se le tribù germaniche erano chiamate “barbare” dai Romani, il termine serviva più che altro ad indicare le popolazioni  esterne all’Impero ed escluse dall’amministrazione romana.  Non si riferiva necessariamente a dei rozzi selvaggi, ma a popoli caratterizzati da valori e culture differenti. I confini dell’Impero erano flessibili, lungi dal costituire delle barriere invalicabili dalle frontiere rigidamente definite. Pertanto tra il mondo mediterraneo e quello germanico esistevano traffici considerevoli, ed i beni di buona fattura erano ricercati da ambo le parti. Le tribù transrenane erano abili nella lavorazione dei metalli e comprendevano anche bravi orafi, tanto che non sono rari i ritrovamenti di gioielli ed ornamenti vari: spille e fibbie decorate, ma anche bracciali e collane, anelli ed orecchini, usati indistintamente da entrambe i sessi.  Così come non era rara la cura personale; nelle torbiere sono stati ritrovati pettini, forbici.. persino rasoi e pinzette. Stile, scelta dei materiali, raffinatezza di lavorazione, abbigliamento e manifatture, la stessa acconciatura dei capelli,  variavano a livello regionale, distinguendosi per tribù. Il costume quotidiano era composto da una semplice tunica, calzoni lunghi fino alle caviglie, solitamente di lana come il mantello comunemente diffuso. Non mancavano gli indumenti realizzati in pelle ed in cuoio. La tintura e la tessitura del panno spesso denotava una certa cura ed abilità, specialmente nelle famiglie di rango più elevato, altrimenti la maggior parte degli indumenti il colore prevalente era il marrone scuro. La tunica, che poteva avere maniche corte o lunghe, arrivava alle ginocchia. Con la stagione fredda, al mantello (spesso in lana grezza) si aggiungevano pellicce non conciate. Il lino veniva indossato solo dai membri più ricchi della tribù. Invece, le calzature, realizzate in cuoio, avvolgevano totalmente il piede ed in genere avevano dei legacci che si annodavano intorno alla caviglia.
Alla pressione diplomatico-militare romana si aggiungevano elementi sempre nuovi, che contribuivano a ridisegnare la mappa degli insediamenti germanici, tramite un continuo rimescolamento etnico.
Più che ai popoli del Mare del Nord, l’interesse dei Romani era comunque rivolto a coloro che abitavano la riva destra del Reno ed ai lati della vasta depressione costituita dai bacini del Lippe e della Ruhr. Inevitabilmente, i popoli che qui vivevano, chiusi tra Suebi e Celti, erano particolarmente aggressivi.
Paradossalmente, data la loro fluidità e la vicinanza col mondo latino, erano anche i gruppi più permeabili alla romanizzazione ed agli influssi culturali esterni.
Lo stato di guerra permanente in un continuo attrito di forze contrapposte, la totale assenza di strutture organizzative complesse, il costante confronto militare con gli eserciti di Roma, col tempo condusse le varie comunità germaniche a costituire confederazioni tribali sempre più grandi e stabili (Alamanni; Franchi), formando una formidabile forza d’urto, che nel V secolo d.C. avrebbe finito col travolgere l’esangue mondo romano.
E proprio i Romani avranno della cosiddetta Germania sempre un’idea indefinita, legata alle testimonianze di pochi viaggiatori isolati (spesso mercanti), testimonianze di prigionieri di guerra, e rapporti militari stilati durante le varie spedizioni punitive oltre il Reno.
Attorno al 12 a.C. era particolarmente potente la confederazione dei Suebi, appartenenti al gruppo degli Herminones, in contatto con gli Ingvaeones (popolazioni frisone, stanziate lungo le coste del Mare del Nord) e con gli Istvaenos (i Cherusci, nell’Hannover occidentale). La tripartizione, a tutt’oggi comunemente accettata, viene elaborata per la prima volta dallo storico latino Publio Cornelio Tacito che, nel suo studio sull’origine dei popoli germanici (De origine et situ Germanorum), concentra la propria attenzione sulle tribù occidentali. Non foss’altro per motivi pratici: sono i popoli più prossimi alla frontiera renana dell’Impero e costituiscono l’opportunità per un interessante spunto monografico, carico di implicazioni morali, tanto care all’Autore.

De origine et situ Germanorum, scritto da Tacito intorno al 98 d.C. e meglio conosciuto come “Germania”, nel suo genere è un’opera unica nell’ambito della letteratura latina. Si tratta di una vera escursione etnografica, con tanto di indagine geografica, tra popolazioni irriducibilmente nemiche della cosiddetta Germania Magna.

La minaccia germanica è un tema sempre presente nella coscienza di Tacito e trascorre sui primi capitoli degli Annales: a Germanico, il giovane principe che comandava le legioni sul Reno nei primi anni dopo la disfatta di Teutoburgo (9 d.C.), Tacito fa pronunciare parole che riflettono il suo timore per quelle orde bellicose e feroci (Annales; II, 21): «Non c’è bisogno di prigionieri – dice il giovane ai legionari, incitandoli al massacro – solo lo sterminio di questa gente segnerà la fine delle guerre…» 
Nella descrizione del costume germanico, Tacito non nasconde una certa ammirazione per il loro valore, la fedeltà al capo, la castità delle donne, la sobrietà del vivere. Uno dei motivi che lo indussero a comporre l’opera fu anche fu anche l’intento di risvegliare le coscienze dell’Urbe e far intendere la gravità del pericolo. E nel costume povero e severo di quei popoli lo storico si propone di richiamare i suoi compatrioti, adagiati nella mollezza della grande città.

  (Lidia Storoni Mazzolani)

Tacito, tra gli scrittori antichi, è colui che più di ogni altro contribuisce a delineare un quadro più o meno completo sulla distribuzione territoriale delle singole tribù, fornendoci una certa conoscenza etnografica delle medesime, non sempre esatta ma comunque notevole, che ci permette di orientarci tra un’infinità di stirpi irrequiete, consegnandoci un contributo storico non indifferente e la maggior parte dei dati che oggi conosciamo.

aprile 17, 2010 Posted by | TACITO, X - BARBARI | , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , | Lascia un commento

TETRARCHIA (I)

LA NASCITA
DELLA
TETRARCHIA

Le Guerre di Diocleziano

 Alla fine del III° secolo d.C. l’Impero Romano è un gigante malato che agonizza sotto la pressione dei barbari, la crisi economica e le continue lotte intestine per il potere assoluto. Il Senato di Roma è un’inutile larva di ricchi latifondisti attaccati ai loro privilegi, mentre l’unica legittimazione al titolo imperiale risiede nel consenso dei soldati e nella forza delle armi. Per cinquant’anni la nomina degli imperatori è stata rimessa all’arbitrio degli eserciti: comandanti ambiziosi hanno usato le truppe per imporre la propria autorità sul territorio e sconfiggere i rivali. I continui scontri tra usurpatori, dissanguano le province e svuotano i presidi alle frontiere, lasciando i confini indifesi all’assalto dei barbari. Intere regioni dell’Impero, sentendosi abbandonate dal potere centrale, dichiarano la loro secessione.
L’imperatore Diocleziano (284-305d.C.), fermamente deciso a ristabilire il prestigio dell’autorità imperiale e a riformare la struttura stessa dello Stato, trasforma l’Impero in una spietata autocrazia militare. Il nuovo ordine pretende totale obbedienza; non ammette divisioni territoriali, né può tollerare altri usurpatori. Affinché la lontananza dell’Imperatore non sia più un pretesto per nuove insurrezioni, Diocleziano associa Massimiano, suo rozzo compagno d’arme, alla guida dello Stato conferendogli il rango dapprima di “Caesar” e successivamente di “Augustus” (287). In questo modo Diocleziano, con un valido collaboratore che supplisca alla sua assenza, pensa di garantire un rigido controllo amministrativo e militare in ogni distretto dell’Impero.

L’AVVENTO DI DIOCLEZIANO
Diocleziano (in realtà il suo vero nome è Diocles, dal suo villaggio dalmata di provenienza) è un ufficiale professionista, originario della regione illirica: inesauribile bacino di reclutamento per l’esercito tardo-imperiale.
Di origini modeste, si costruisce una solida carriera militare sotto gli imperatori illirici Probo ed Aureliano, fino a diventare comandante della Guardia a cavallo (protectores domestici) al servizio di Numeriano, imperatore associato insieme al fratello Carino.
Nel settembre del 284 d.C. Numeriano viene trovato cadavere nella sua lettiga, mentre è di ritorno con le sue armate dall’ennesima campagna di guerra contro i Persiani. Del delitto viene accusato Ario Apro, prefetto del pretorio, che viene immediatamente giustiziato per mano dello stesso Diocleziano, il quale è acclamato imperatore dai soldati (Calcedonia, 17 settembre del 284).
Quindi, il nuovo imperatore si muove contro Carino e comincia a risalire la frontiera danubiana, deciso a scalzare il suo rivale occidentale dal trono. Lo scontro avviene tra le città di Viminacium e Margus, nell’attuale Serbia, dove il fiume Morava confluisce nel Danubio.
Carino vince la battaglia, ma subito dopo viene assassinato dai suoi ufficiali che riconoscono in Diocleziano l’unico imperatore (estate del 285). La guerra tra i due pretendenti ha però sguarnito le frontiere balcaniche. Ad approfittarne sono i barbari, ed in particolare i Goti, che oltrepassano il confine per razziare i territori romani. Diocleziano trascorre il resto dell’anno 285 a ripristinare le guarnigioni di confine e spazzare via gli incursori, guadagnandosi il titolo di Germanicus Maximus, quindi si trasferisce a Nicomedia.
Il 1° Marzo del 286, Massimiano, generale di origine pannonica, è nominato “cesare” e subito inviato a ristabilire il controllo imperiale sulle province occidentali in preda al caos e prevenire nuove scissioni. In particolare, nella Gallia settentrionale si è costituito un movimento identitario, a carattere nazionale, che aspira all’indipendenza. Sono i “Bagaudi” (Bagaudes): bande armate costituite da gruppi di disertori e sbandati. Sembra che il termine, di origine celtica, significasse “combattenti” o forse “ribelli” e da esso deriverebbe la parola bretone “bagad” (banda). Animati da un forte risentimento anti-imperiale, al movimento si uniscono profughi in fuga dalle devastazioni dei barbari, contadini rovinati dalle invasioni ma perseguitati dagli esattori fiscali. Intorno al 280 d.C. i Bacaudi mettono in atto una violenta insurrezione contro il potere centrale, assumendo il controllo diretto di vaste aree nel nord della Gallia, tanto da costituire una sorta di stato autonomo, capace di battere moneta in proprio. Guidati da due abili capi, Eliano e Amando, per alcuni anni riescono a contrastare l’esercito imperiale con azioni di guerriglia.

CAMPAGNE DI GUERRA
Primavera del 286; Massimiano soffoca nel sangue le rivolte contadine nel nord della Gallia. Senza troppe difficoltà debella gli insorti, ma concede il perdono a quanti gli si sottomettono. Al contempo affida a Carausio, un alto ufficiale proveniente dalla Menapia (zona costiera tra il Reno e lo Schelda), il compito di proteggere le coste dell’Armorica e della Britannia meridionale. in qualità di “conte della costa sassone” (comes litoris saxonici) addetto alle difese costiere dell’isola, contro Franchi e Sassoni. 
21 Giugno del 286; Massimiano si trasferisce con l’esercito a Magonza, lungo il Reno, da dove dirige le operazioni di guerra contro i Burgundi e gli Alamanni, intercettando le loro incursioni.
Nel gennaio del 287, all’ennesima scorreria degli Alamanni, Massimiano scatena un’offensiva oltre confine devastando i territori germanici tra il Reno ed il Danubio, spingendo le sue rappresaglie contro i Franchi di re Gunnobaude che fa formale atto di sottomissione.
La permanente situazione di disordine lungo il Limes germanico, induce Diocleziano ad affiancare Massimiano nella cogestione del potere, nominandolo imperatore associato, col conferimento del titolo di augusto.
Nello stesso anno, Carausio, già ammiraglio della flotta imperiale in Britannia, riporta una serie di schiaccianti vittorie navali sui pirati che infestano la Manica. Ma Carausio gioca sporco: arruola come rematori e soldati i prigionieri e trattiene per sé il grosso del bottino di guerra, utilizzandolo per pagare i suoi mercenari. Il sospettoso Massimiano ordina la condanna a morte di Carausio che sfugge all’esecuzione e in risposta si autoproclama imperatore, rifugiandosi in Britannia con la sua flotta, pur mantenendo il controllo di alcune zone della Gallia. Oltre ad essere un eccellente stratega, Carausio si rivela anche un ottimo politico. I Britanni lo accolgono come un liberatore. I Galli lo preferiscono al brutale Massimiano. I Franchi smettono di molestare le frontiere, arruolandosi in massa nel suo esercito. I Caledoni della lontana Scozia intrattengono relazioni amichevoli con l’usurpatore. Nel frattempo, Carausio riforma la moneta e militarmente respinge le incursioni dei pirati e dello stesso esercito regolare di Massimiano che è costretto a riconoscerne, di fatto, il dominio.
In realtà, Diocleziano e Massimiano preferiscono concentrare i loro sforzi militari per rinsaldare le frontiere con una serie di rapide campagne di guerra contro i nemici esterni.
Nel 289 d.C. Diocleziano respinge i Sarmati, lungo il basso Danubio, ma nel febbraio 290 è costretto a trasferirsi in Siria per proteggere la provincia dai Saraceni, una tribù araba del Sinai. Quindi si trasferisce nuovamente in Europa, per ispezionare le fortificazioni sul Danubio, e nel gennaio del 291 si incontra con Massimiano a Milano, dove probabilmente prende corpo la grande riforma amministrativa fondata su una collegialità condivisa della cariche.
Nel 290-292 le operazioni di guerra in Occidente vengono portate avanti dal prefetto del pretorio, Costanzo, oltre il Chersoneso tracico contro le popolazioni sarmatiche del Bosforo.
Nel 293 d.C. l’imperatore Diocleziano, intenzionato ad assicurare una continuità al suo governo ed una successione indolore, allarga ulteriormente la condivisione del potere: è la Tetrarchia, il “governo dei quattro”. L’Augusto Diocleziano assume il controllo dell’Est, associando come “Cesare” e suo successore Galerio, a cui è demandata la difesa e il comando dell’intera regione balcanica; l’Augusto Massimiano controlla le province dell’Ovest, mentre al suo “Cesare” Costanzo Cloro vengono affidate le Gallie e la Britannia. Il dominio di Costanzo però è più nominale che altro, poiché Carausio regna stabilmente in Britannia ed ha annesso una parte della Gallia al suo impero secessionista.
Nel 294, per prima cosa, Costanzo riconquista l’importante porto gallico di Bononia (Boulogne sur Mer, in Francia), privando la flotta ribelle di una base fondamentale. Carausio viene assassinato e sostituito da Allecto, suo tesoriere e ministro delle finanze, mentre Costanzo ritarda l’invasione per ben due anni, dedicandosi al sistematico sterminio di tutti i sostenitori di Allecto sul continente.

Il 296 d.C. è l’anno della resa dei conti: finalmente pronto, Costanzo salpa alla riconquista dell’isola ribelle, seguito da una seconda flotta al comando di Giulio Asclepiodoto, prefetto del pretorio. Paradossalmente, le navi si perdono nella nebbia, sfuggendo all’intercettazione della marina di Allecto. La missione sembra destinata ad un fiasco colossale: la squadra navale di Asclepiodoto, sbaglia completamente rotta ed approda in un punto imprecisato dell’Hampshire, scoprendo però di essere alle spalle degli avversari. La flotta di Costanzo si divide in altri due tronconi: il primo imbocca il Tamigi, ritrovandosi direttamente a Londra; il secondo con Costanzo sbarca nei pressi di Dover, nel Kent. Allecto è colto totalmente di sorpresa e corre contro Asclepiodoto, lasciando sguarnita la costa del Kent, dove intanto è arrivato Costanzo. Accerchiato da ogni parte, Allecto troverà la morte.

Lungo la frontiera danubiana, il cesare Galerio è invece impegnato per tutta l’area danubiana. Nel 294contro i Goti; nel 295-296 in Pannonia contro Carpi e Marcomanni; Bastarni in Dacia.
Nello stesso periodo (295-297), Diocleziano è in Egitto per schiacciare la rivolta del governatore Lucio Elpidio Achilleo che si è auto-proclamato imperatore. I ribelli si trincerano dentro la città di Alessandria, che viene stretta in un assedio per terra e per mare. Dopo 8 mesi la città capitola e l’Egitto è suddiviso in tre province. L’alto corso del Nilo, ai confini con la Nubia, viene evacuato. La regione del Dodecasceno viene affidata ai Noba, una popolazione di origine nubiana, foederata a contenimento delle incursioni dei Blemmi.

Dal 297 al 298, anche Massimiano è in Africa, impegnato nella Mauretania Tingetana, contro i Baquati, e quindi in Numidia contro i Quinquegetani. Non si esclude che i due imperatori si siano poi incontrati a Cartagine.
Approfittando della rivolta egizia e dell’assenza dei tetrarchi. impegnati sui più svariati fronti di guerra, nel 297 d.C. passano al contrattacco pure i Sassanidi di re Narsete (Narses), che approfittano della situazione invadendo la Siria. Gallerio muove in fretta e furia dalla Moesia, con forze insufficienti, attraversa l’Eufrate e viene sconfitto a Nicephorium Callinicum, nei pressi di Carre. Fatto tesoro della sconfitta, Galerio fa affluire rinforzi dall’Europa e dall’Egitto. In autunno, attacca l’Armenia riportando una vittoria schiacciante forse nell’alta valle dell’Araxe, presso la moderna Erzerum. Le forze persiane vengono sbaragliate, il bottino è enorme, e la stessa famiglia reale viene fatta prigioniera. Galerio continua la sua offensiva in Mesopotamia, spingendosi in profondità nel territorio persiano, occupando Nisibi e la stessa capitale Ctesifonte.
Nel 298 viene stipulato il trattato di pace, col quale viene garantito ai romani il protettorato sul regno caucasico di Iberia e sull’Armenia (allargata con 5 satrapie) in cambio alla restituzione dell’harem di Narsete. Subito vengono intrapresi imponenti lavori di fortificazione lungo il nuovo confine, mentre in onore di Galerio viene eretto un arco di trionfo a Tessalonica.
In occidente, Massimiano reprime la rivolta dei Carpi (298 d.C.), che si sono nuovamente sollevati dopo la partenza di Galerio, mentre il cesare Costanzo Cloro è nuovamente impegnato in Gallia contro Alemanni e Franchi, tra Autun (Augustodunum) e Trier (Treveri), ottenendo nuovi successi militari e rinsaldando il potere imperiale in Gallia.

All’inizio del IV secolo, con uno sforzo immane, un impero che sembrava sull’orlo della dissoluzione è di nuovo riunito sotto un saldo (in apparenza) controllo politico e militare. Tuttavia, è una costruzione effimera, perché le precauzioni prese da Diocleziano, per assicurare una pacifica successione, franeranno come un fragile castello di carte. Dieci anni dopo la prima vittoria di Costanzo in Britannia, suo figlio Costantino sarà acclamato “augusto” dalle truppe dell’isola, sconvolgendo l’ordine imposto da Diocleziano…

aprile 9, 2010 Posted by | X - TETRARCHIA | , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , | Lascia un commento

INDEX – LIBER IX

– EUTROPIO –
BREVIARIUM AB URBE CONDITA
LIBER IX

(Gli anni dell’anarchia militare)
235 – 285 d.C.

LIBER IX, 01       LIBER IX, 02       LIBER IX, 03       LIBER IX, 04

LIBER IX, 05       LIBER IX, 06       LIBER IX, 07       LIBER IX, 08

LIBER IX, 09       LIBER IX, 10       LIBER IX, 11       LIBER IX, 12

LIBER IX, 13        LIBER IX, 14       LIBER IX, 15       LIBER IX, 16

LIBER IX, 17       LIBER IX, 18       LIBER IX, 19       LIBER IX, 20

(La Tetrarchia di Diocleziano)
285 – 311 d.C.

LIBER IX, 21       LIBER IX, 22       LIBER IX, 23       LIBER IX, 24

LIBER IX, 25       LIBER IX, 26       LIBER IX, 27       LIBER IX, 28

aprile 2, 2010 Posted by | Breviarium ab Urbe Condita - Liber IX | , , , , , , , | Lascia un commento

BREVIARIUM EUTROPII – Liber IX,28


[28] Diocletianus privatus in villa, quae haud procul a Salonis est, praeclaro otio consenuit, inusitata virtute usus, ut solus omnium post conditum Romanum imperium ex tanto fastigio sponte ad privatae vitae statum civilitatemque remearet. Contigit igitur ei, quod nulli post natos homines, ut cum privatus obisset, inter Divos tamen referretur.

[28]  Diocleziano si ritirò a vita privata in una tenuta non molto distante  da Salona, e raggiunse l’età senile in onorevole ozio, dando prova di inusitata virtù, poiché dopo la fondazione dell’impero romano rimase l’unico a rinunciare spontaneamente ai fasti per ripiegare alla quiete e alla dignità della vita privata. La decisione suscitò scalpore perché nessun uomo nato dopo di lui rinunciò mai al potere, tuttavia è annoverato tra i divi.

marzo 30, 2010 Posted by | Breviarium ab Urbe Condita - Liber IX | , , , , , | Lascia un commento

BREVIARIUM EUTROPII – Liber IX,27


[27] Herculius autem propalam ferus et incivilis ingenii, asperitatem suam etiam vultus horrore significans. Hic naturae suae indulgens Diocletiano in omnibus est saevioribus consiliis obsecutus. Cum tamen ingravescente aevo parum se idoneum Diocletianus moderando imperio esse sentiret, auctor Herculio fuit, ut in vitam privatam concederent et stationem tuendae rei publicae viridioribus iunioribusque mandarent. Cui aegre collega obtemperavit. Tamen uterque uno die privato habitu imperii insigne mutavit, Nicomediae Diocletianus, Herculius Mediolani. Post triumphum inclitum, quem Romae ex numerosis gentibus egerant, pompa ferculorum inlustri, qua Narsei coniuges sororesque et liberi ante currum ducti sunt. Concesserunt tamen Salonas unus, alter in Lucaniam.

[27] Erculio Massimiano invece fu sfacciatamente crudele e di modi incivili, persino dal suo volto traspariva la sua durezza e terrore. Questi pur mostrando sempre un sincero rispetto nei confronti di Diocleziano si abbandonò a tutti i più crudeli propositi. Tuttavia Diocleziano fu rafforzato dalla collaborazione di Erculio, avendo reputato che in un periodo tanto tormentato fosse la persona più idonea a reggere l’impero insieme a lui con pari dignità; in seguito si ritirarono a vita privata e lasciarono il compito di reggere lo Stato a più forti giovani. Erculio ubbidì a malincuore al suo collega. Tuttavia, uno alla volta, passarono entrambi dalle insegne imperiali all’abito privato, Diocleziano a Nicomendia, Erculio a Milano. In seguito venne celebrato il trionfo, per il quale venne trascinata a Roma un’infinità di gente, i più illustri vennero esibiti in pompa magna, tra i quali le mogli e le sorelle ed i figli di Narsete condotti davanti al carro. Tuttavia (Diocleziano e Massimiano) si ritirarono uno a Salona e l’altro in Lucania.

marzo 30, 2010 Posted by | Breviarium ab Urbe Condita - Liber IX | , , , , , , | Lascia un commento

BREVIARIUM EUTROPII – Liber IX,26

[26] Diocletianus moratus callide fuit, sagax praeterea et admodum subtilis ingenii, et qui severitatem suam aliena invidia vellet explere. Diligentissimus tamen et sollertissimus princeps et qui imperio Romano primus regiae consuetudinis formam magis quam Romanae libertatis invexerit adorarique se iussit, cum ante eum cuncti salutarentur. Ornamenta gemmarum vestibus calciamentisque indidit. Nam prius imperii insigne in chlamyde purpurea tantum erat, reliqua communia.

[26] Diocleziano fu abbastanza moderato, oltre a ciò fu anche sagace e al contempo di sottile ingegno, in modo da tutelarsi dall’invidia altrui con la sua severità. Tuttavia fu un principe diligentissimo e sempre solerte; poiché per primo introdusse nell’Impero Romano le forme della tradizione regia a scapito della libertà romana, pretese di essere adorato come un dio e che gli si rendesse omaggio prostrandosi davanti a lui. Introdusse nelle vesti e nei calzari ornamenti di gemme. Inoltre stava sempre in clamide purpurea con le insegne imperiali e tutte le altre dello Stato.

marzo 30, 2010 Posted by | Breviarium ab Urbe Condita - Liber IX | , , , , , | Lascia un commento

BREVIARIUM EUTROPII – Liber IX,25

[25] Mox tamen per Illyricum Moesiamque contractis copiis rursus cum Narseo, Hormisdae et Saporis avo, in Armenia maiore pugnavit successu ingenti nec minore consilio, simul fortitudine, quippe qui etiam speculatoris munus cum altero aut tertio equite susceperit. Pulso Narseo castra eius diripuit; uxores, sorores, liberos cepit, infinitam extrinsecus Persarum nobilitatem, gazam Persicam copiosissimam. Ipsum in ultimas regni solitudines egit. Quare a Diocletiano in Mesopotamia cum praesidiis tum morante ovans regressus ingenti honore susceptus est. Varia deinceps et simul et viritim bella gesserunt Carpis et Basternis subactis, Sarmatis victis, quarum nationum ingentes captivorum copias in Romanis finibus locaverunt.

[25]  Tuttavia avendo subito reclutato nuove truppe tra l’Illirico e la Mesia da inviare nuovamente contro Narseo, imparentato con Ormisde e Shapur, combatté in Armenia minore con notevole successo e con intelligenza non inferiore, e al contempo con determinazione, tanto da partecipare egli stesso alla ricognizioni insieme al secondo ed al terzo cavaliere. Sconfitto Narseo, distrusse il suo accampamento; ne catturò le mogli, le sorelle, i figli, insieme ad un grandissimo numero di esponenti della nobiltà persiana con tutte le loro enormi ricchezze. Si spinse perfino oltre i vasti deserti del regno (partico). Perciò fu richiamato da Diocleziano in Mesopotamia insieme all’intero contingente che vi era stato assegnato e al ritorno gli fu concessa l’ovazione con grande onore. In seguito, ognuno per proprio conto, condussero personalmente una lunga serie di guerre; avendo sottomesso i Carpi e i Bastarni, vinti i Sarmati, inserirono un gran numero di prigionieri proveniente da quei popoli all’interno dei confini romani.

marzo 30, 2010 Posted by | Breviarium ab Urbe Condita - Liber IX | , , , , , , | Lascia un commento

BREVIARIUM EUTROPII – Liber IX,24

[24] Galerius Maximianus primum adversus Narseum proelium insecundum habuit inter Callinicum Carrasque congressus, cum inconsulte magis quam ignave dimicasset; admodum enim parva manu cum copiosissimo hoste commisit. Pulsus igitur et ad Diocletianum profectus cum ei in itinere occurrisset, tanta insolentia a Diocletiano fertur exceptus, ut per aliquot passuum milia purpuratus tradatur ad vehiculum cucurrisse.

[24]  Galerio Massimiano venuto a battaglia tra Callinico e Carre contro Narseo, ebbe uno scontro dall’esito sfavorevole, avendo combattuto in modo sconsiderato piuttosto che con ignavia, soprattutto perché aveva impiegato un pugno di uomini contro un numerosissimo nemico. Una volta sconfitto e ritornando da Diocleziano, essendosi incontrato con lui durante il viaggio, si racconta che fu accolto in modo talmente insolente da Diocleziano tanto da esser costretto a rincorrere il carro dell’imperatore per diverse miglia.

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BREVIARIUM EUTROPII – Liber IX,23

[23] Per idem tempus a Constantio Caesare in Gallia bene pugnatum est. Circa Lingonas die una adversam et secundam fortunam expertus est. Nam cum repente barbaris ingruentibus intra civitatem esset coactus tam praecipiti necessitate, ut clausis portis in murum funibus tolleretur, vix quinque horis mediis adventante exercitu sexaginta fere milia Alamannorum cecidit. Maximianus quoque Augustus bellum in Africa profligavit domitis Quinquegentianis et ad pacem redactis. Diocletianus obsessum Alexandriae Achilleum octavo fere mense superavit eumque interfecit. Victoria acerbe usus est; totam Aegyptum gravibus proscriptionibus caedibusque foedavit. Ea tamen occasione ordinavit provide multa et disposuit, quae ad nostram aetatem manent.

[23]  Durante lo stesso periodo il cesare Costanzio conduceva brillantemente le operazioni militari in Gallia. In una sola giornata ebbe modo di sperimentare dapprima la sorte avversa e poi la fortuna mentre operava nelle vicinanze di Lingona. Infatti dapprima fu costretto dalla pressione dei barbari a rifugiarsi velocemente all’interno della città, in circostanze così precipitose che, essendo state sbarrate le porte, fu sollevato sulle mura con delle funi, ma dopo non appena cinque ore e mezzo con l’arrivo dei rinforzi eliminò quasi 60.000 Alamanni. Anche l’augusto Massimiano condusse a termine la guerra in Africa, domando i Quinquegetani e ristabilendo la pace. Diocleziano dopo quasi otto mesi sconfisse il ribelle Achilleo ad Alessandria e lo uccise. Fu stabilita un’aspra vittoria; tutto l’Egitto fu macchiato da gravi proscrizioni e massacri. In quella stessa occasione tuttavia riordinò e riorganizzò diligentemente molte cose, tanto che esse permangono tutt’oggi.

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