L O C U S – L A T U S

Miscellanea et Mirabilia

GERMANIA – Liber I,10

[10] Auspicia sortesque ut qui maxime observant: sortium consuetudo simplex. Virgam frugiferae arbori decisam in surculos amputant eosque notis quibusdam discretos super candidam vestem temere ac fortuito spargunt. Mox, si publice consultetur, sacerdos civitatis, sin privatim, ipse pater familiae, precatus deos caelumque suspiciens ter singulos tollit, sublatos secundum impressam ante notam interpretatur. Si prohibuerunt, nulla de eadem re in eundem diem consultatio; sin permissum, auspiciorum adhuc fides exigitur. Et illud quidem etiam hic notum, avium voces volatusque interrogare; proprium gentis equorum quoque praesagia ac monitus experiri. Publice aluntur isdem nemoribus ac lucis, candidi et nullo mortali opere contacti; quos pressos sacro curru sacerdos ac rex vel princeps civitatis comitantur hinnitusque ac fremitus observant. Nec ulli auspicio maior fides, non solum apud plebem, sed apud proceres, apud sacerdotes; se enim ministros deorum, illos conscios putant. Est et alia observatio auspiciorum, qua gravium bellorum eventus explorant. Eius gentis, cum qua bellum est, captivum quoquo modo interceptum cum electo popularium suorum, patriis quemque armis, committunt: victoria huius vel illius pro praeiudicio accipitur.

[10]  Si attengono come nessun altro ad auspici e sortilegi: la procedura è semplice. Tagliano in piccoli pezzi il rametto preso da un albero da frutto e dopo averli distinti con determinati simboli li spargono a casaccio sopra una veste candida. Quindi, il sacerdote della tribù, se il consulto è pubblico, o il capofamiglia, se privato, pregano gli dei levando lo sguardo al cielo e tirano per tre volte i bastoncini, così mescolati interpretano le incisioni tracciate in precedenza. Se il responso è negativo, per quel giorno non verrà tratto alcun altro consulto sul medesimo quesito. Se invece il responso è positivo, allora è richiesta anche la verifica degli auspici. Inoltre, sanno pure interpretare il volo ed il canto degli uccelli, ma anche trarre moniti e presagi dai loro cavalli. Questi sono allevati dalla collettività nei boschi e nelle foreste, mantenuti puri e per nulla contaminati dalle opere dei mortali. Il sacerdote, il re, o un capo clan, li aggiogano ad un cocchio sacro e ne studiano i nitriti ed il respiro. E nessun auspicio è tenuto più in considerazione di questo, non solo presso il popolo ma anche tra i notabili, i sacerdoti, i ministri dei culti che si considerano semplici interpreti. Esiste anche un altro tipo di vaticinio che utilizzano per prevedere l’esito delle guerre. Contrappongono un proprio guerriero ad un prigioniero, catturato in qualunque modo, del popolo contro la quale sono in guerra, ognuno armato con le armi tipiche della propria tribù, la vittoria dell’uno o dell’altro fornisce in anticipo l’esito del conflitto.

 

giugno 10, 2010 Posted by | Germania - Liber I, TACITO | , , , , , , , , , , | Lascia un commento

GERMANIA – Liber I,5

[5]  Terra etsi aliquanto specie differt, in universum tamen aut silvis horrida aut paludibus foeda, umidior qua Gallias, ventosior qua Noricum ac Pannoniam adspicit; satis ferax, frugiferarum arborum inpatiens, pecorum fecunda, sed plerumque improcera. Ne armentis quidem suus honor aut gloria frontis: numero gaudent, eaeque solae et gratissimae opes sunt. Argentum et aurum propitiine an irati dii negaverint dubito. Nec tamen adfirmaverim nullam Germaniae venam argentum aurumve gignere: quis enim scrutatus est? Possessione et usu haud perinde adficiuntur. Est videre apud illos argentea vasa, legatis et principibus eorum muneri data, non in alia vilitate quam quae humo finguntur; quamquam proximi ob usum commerciorum aurum et argentum in pretio habent formasque quasdam nostrae pecuniae adgnoscunt atque eligunt. Interiores simplicius et antiquius permutatione mercium utuntur. Pecuniam probant veterem et diu notam, serratos bigatosque. Argentum quoque magis quam aurum sequuntur, nulla adfectione animi, sed quia numerus argenteorum facilior usui est promiscua ac vilia mercantibus.

[5]  Proprio il territorio, alquanto variegato nell’aspetto, nel suo complesso è coperto di fetide paludi ed orride foreste, tuttavia è più umido nella parte rivolto verso le Gallie, più ventoso nelle zone prossime al Norico ed alla Pannonia. È abbastanza fertile ma inadatto alla coltivazione delle piante da frutto; è feconda di greggi, ma di taglia piccola. Nemmeno gli armenti sono particolarmente belli. Ciò che conta è la quantità, che costituisce l’unica ricchezza e anche la più gradita. Gli dei hanno negato loro l’argento e l’oro, e non so se questo sia un segno di benevolenza o di ira. E tuttavia non potrei affermare con certezza che nel suolo della Germania non vi siano vene aurifere o d’argento, in fondo chi se ne è mai accertato? Non per niente è assai diverso l’uso che ne fanno, insieme alla loro concezione di proprietà. Si possono vedere presso di loro vasi d’argento, dati in dono ad ambasciatori e principi, tenuti in considerazione non più di quanto lo siano quelli in terracotta. Quantunque le popolazioni più vicine ai nostri confini, abituati al commercio, attribuiscono all’oro ed all’argento il loro giusto valore, inoltre riconoscono ed apprezzano la qualità di certe nostre monete. Le tribù dell’interno invece ricorrono all’antico e semplice scambio delle merci. Apprezzano di più le monete di vecchio conio, a loro già note, soprattutto i bigati e quelle dal bordo dentellato. Ricercano l’argento molto più dell’oro, non per una predilezione particolare, semplicemente perché le monete in argento si prestano meglio al commercio dei beni di uso comune e di scarso valore.

 

maggio 25, 2010 Posted by | Germania - Liber I, TACITO | , , , , , , | Lascia un commento

GERMANIA – Liber I,2

[2] Ipsos Germanos indigenas crediderim minimeque aliarum gentium adventibus et hospitiis mixtos, quia nec terra olim, sed classibus advehebantur qui mutare sedes quaerebant, et inmensus ultra utque sic dixerim adversus Oceanus raris ab orbe nostro navibus aditur. Quis porro, praeter periculum horridi et ignoti maris, Asia aut Africa aut Italia relicta Germaniam peteret, informem terris, asperam caelo, tristem cultu adspectuque, nisi si patria sit?
Celebrant carminibus antiquis, quod unum apud illos memoriae et annalium genus est, Tuistonem deum terra editum. Ei filium Mannum, originem gentis conditoremque, Manno tris filios adsignant, e quorum nominibus proximi Oceano Ingaevones, medii Herminones, ceteri Istaevones vocentur. Quidam, ut in licentia vetustatis, pluris deo ortos plurisque gentis appellationes, Marsos Gambrivios Suebos Vandilios adfirmant, eaque vera et antiqua nomina. Ceterum Germaniae vocabulum recens et nuper additum, quoniam qui primi Rhenum transgressi Gallos expulerint ac nunc Tungri, tunc Germani vocati sint: ita nationis nomen, non gentis evaluisse paulatim, ut omnes primum a victore ob metum, mox etiam a se ipsis, invento nomine Germani vocarentur.

[2] Tenderei a credere che gli stessi Germani siano autoctoni, ed in minima parte mescolati con altri popoli immigrati o accolti pacificamente, poiché in passato coloro che volevano cambiare sede erano soliti spostarsi non via terra ma per mare, invece l’Oceano (germanico) è immenso oltre che, se così posso dire, ostile alle rare navi provenienti dalle nostre terre. Inoltre, senza parlare dei pericoli di un mare sconosciuto e tempestoso, chi mai ambirebbe andarsene in Germania, squallida per paesaggio ed aspra per clima, desolante per cultura ed aspetto, abbandonando l’Asia, o l’Africa, o l’Italia, a meno che non sia la sua patria?
(I Germani) celebrano con antiche ballate, giacché questo è il solo modo che conoscono per trasmettere le loro storie e le loro memorie, il dio Tuistone nato dalla terra. Suo figlio Manno è progenitore e fondatore delle loro genti. A Manno vengono attribuiti tre figli, dai quali derivano le loro denominazioni: gli Ingevoni prossimi all’Oceano; nel mezzo gli Herminoni; tutti gli altri vengono chiamati Istevoni.
Alcuni, prendendosi qualche libertà su storie tanto antiche, attribuiscono più figli al dio e più nomi per le singole stirpi: Marsi, Gambrivi (Sicambri?), Suebi e Vandali, e questi sarebbero i nomi originari ed antichi. Al contrario, la parola “Germania” è recente ed è stata introdotta da poco, infatti quelli che oltrepassato per primi il Reno espulsero via i Galli, e che ora sono conosciuti come Tungri, in origine erano chiamati Germani. Così, un poco alla volta il nome di una tribù prevalse a tal punto da diventare il nome di un’intera nazione, e poiché in origine tutti coloro che incutevano paura ai vinti venivano chiamati Germani, trovato il nome, finirono col chiamarcisi da sé.

 

aprile 17, 2010 Posted by | Germania - Liber I, TACITO | , , , , , , , | Lascia un commento